
Trama
Checco (Checco Zalone), erede ricchissimo e viziato, è costretto a lasciare la sua vita dorata per mettersi sulle tracce della figlia adolescente. È così che finisce, suo malgrado, sul Cammino di Santiago: sarà un’occasione per conoscersi davvero.
Perché è un film Medicinema
Tre anni dopo Tolo Tolo, suo esordio anche dietro la macchina da presa, Checco Zalone torna a lavorare con Gennaro Nunziante, riformando una coppia d’oro dei botteghini, con cui aveva realizzato già quattro lungometraggi: Cado dalle nubi (2009), Che bella giornata (2011), Sole a catinelle (2013) e Quo vado? (2016). Il disegno d’insieme di Buen camino ha una struttura che gioca sulla classica sfida tra persone agli antipodi e che cercheranno di ritrovarsi: in questo caso un padre e una figlia, che vedono la vita in maniera completamente diversa e che finiranno a fare insieme il Cammino di Santiago. Lungo il cammino, c’è spazio per alcune sequenze irriverenti al punto giusto, divertenti e capaci di farci ricordare quella vena surreale che ha reso così fortunata la carriera di Zalone: dal concerto di russate in ostello alla descrizione del nuovo marito dell’ex moglie di Checco, i momenti efficaci sono numerosi e in grado di far sorridere e divertire. Il finale, inoltre, rende perfettamente il senso degli incontri della solidarietà che il cammino di Santiago vuole trasmettere e riesce anche a strappare qualche lacrima. Un grande successo.